venerdì 20 gennaio 2012

Pino Masi e la "ballata" del cantastorie





Da oltre quarant'anni Pino Masi scrive e canta la storia vista con gli occhi delle classi più povere e in difficoltà. Dove ci sono operai o studenti in sciopero e semplici cittadini alle prese con i problemi di tutti i giorni, Pino Masi c'è. È li per raccontare, per incoraggiare. Ed è così dalla metà degli anni Sessanta, da quando fondò il Canzoniere Pisano insieme ad Alfredo Bandelli, Riccardo Bozzi, Piero e Lydia Nissim, Charlotte Lantery e Giovanna Silvestri. Il cantastorie, nativo di Marinella di Selinunte ma pisano di adozione, è stato una delle voci della protesta studentesca del '68, ha abbracciato Lotta Continua divenendone la voce musicale ufficiale. Ma soprattutto ha composto alcuni dei canti di lotta più famosi e importanti di quegli anni. Tra questi si possono ricordare "La ballata del Pinelli", "Il soldato Bruna", "L'ora del fucile", "Prendiamoci la città". Ha lavorato con Pier Paolo Pasolini fino al 1973 e due anni dopo ha organizzato a Pisa il primo concerto di Fabrizio De André.
Pino Masi, amico e collaboratore anche di Dario Fo, Franco Basaglia, Demetrio Stratos e Giorgio Gaslini, si esibirà sabato 21 gennaio alla Società Operaia Pace & Lavoro nella Valle di Vado. Il concerto è organizzato dalla Fiap "Nicola Panevino" Valbormida e dal Circolo Giustizia e Libertà "Cristoforo Astengo" (cena e concerto 18 euro; ore 20.30).
Masi, contattato telefonicamente, è stato disponibile a rispondere ad alcune domande. 



Sono passati quarant'anni ma una buona parte delle tue canzoni sono più che mai attuali. I problemi economici e di lavoro stanno pesando sulla società; come ai tempi di Giuseppe Pinelli si muore in carcere, come è successo recentemente a Stefano Cucchi tanto per citare un nome; si assiste a scioperi e tentativi di rivolta, non ultimo quello che sta bloccando la Sicilia. 

«Purtroppo devo dire che mio malgrado sono ancora attuali, vorrei tanto che non lo fossero. Penso che la gente ne abbia però abbastanza di questo modo di governare. Non si può continuare in questo assurdo modo di 'spremere i limoni'. Parlano di salvare le banche e lo fanno come? Sacrificando il popolo, facendo pagare il conto ai cittadini. Guarda cosa sta accadendo con il prezzo della benzina, ormai arrivato a livelli insostenibili a causa delle tasse. Si fa fatica a sopravvivere e sono anni che dico che bisogna ribellarsi».

Quarant'anni fa però le condizioni sociali erano diverse. C'era forse anche più consapevolezza di quello che stava accadendo e i componenti del Canzoniere Pisano sono stati un po' il megafono musicale del movimento di protesta.

«Il fare creativo dei componenti del Canzoniere Pisano ha seguito passo passo dall'interno gli eventi sociali del periodo. Pisa è stata l'innesco di un processo culturale, le facoltà universitarie erano già occupate nel '67. Nel resto dell'Italia si assistette all'occupazione delle università solo l'anno successivo, quando a Pisa era già salda l'unione tra studenti e operai. Poi nel '69 l'intelligenza strategica della borghesia decise al suo interno di mettere un freno a questa inarrestabile avanzata e iniziarono le stragi».

Gli anni '70 sono quelli delle stragi di Stato, dei regolamenti di conti, ma soprattutto di grandi misteri.

«Il vero problema è proprio questo. Dopo cinquant'anni non sappiamo ancora chi sono i responsabili dei drammatici fatti di quegli anni. O meglio, lo intuiamo ma i segreti sono rimasti tali e parlo delle stragi di Piazza Fontana, di Piazza della Loggia a Brescia, del Rapido 904. La mano può essere stata rossa o nera ma la mente che ha preso quelle decisione è sempre stata la stessa. La massoneria è il vero partito della borghesia, quello che ha preso e continua a prende le decisioni che poi il popolo deve subire. E nella massoneria, nelle logge coperte, c'è di tutto. Vi fanno parte politici di destra, di sinistra, magistrati, poliziotti, giudici, mafiosi e via dicendo. Solo a Pisa ci sono quattro logge coperte. In Italia non c'è la pena di morte, e di questo si vantano, ma c'è una morte continuata e attuata senza processi: dalle stragi alle esecuzioni di giudici, sindacalisti, giornalisti. Il potere è al di là delle forme che assume».

Quali sono allora le differenza tra la situazione attuale e quella del '68?

«Allora avevamo un avversario ben definito: la borghesia, il padrone della fabbrica. Ora, invece, la classe egemone non è più legata al capitalismo. Ci sono ancora i padroni, i Marchionne che sono da combattere, ma quando si parla di padroni si deve citare apertamente la massoneria e le logge coperte».

La P2 di Licio Gelli a cui erano iscritti tanti politici e personaggi famosi, poi le ultime inchieste sulla P3 e P4. L'Italia da quarant'anni sembra essere guidata o quanto meno condizionata da questi gruppi.

«Nessuno chiede l'anarchia o il comunismo, quello che chiedo come cittadino è la verità. Che non ci sia doppiezza nelle istituzioni. Chi giura fedeltà alla Repubblica non può appartenere a logge massoniche che perseguono i loro interessi. E chi è iscritto a logge coperte deve andare in galera perché tradisce il giuramento fatto alla Repubblica. Non desidero rivoluzioni ma voglio che la Repubblica venga rispettata. La gente onesta, tutta, deve chiederlo e il compito del cantastorie è portare avanti questo messaggio».

Chi frequenta ora i concerti di Pino Masi?

«Ci vengono soprattutto i giovani. Le sale e i locali dove mi esibisco sono sempre gremite di giovani che vogliono capire e hanno il diritto che qualcosa finalmente cambi».

Alla Società Operaia Pace & Lavoro a Vado Ligure che spettacolo metterai in scena?

«Il titolo del concerto è "Valorizzare e difendere il bene comune e dare, ad ognuno, le stesse possibilità di realizzarsi". Parlerò pochissimo durante lo spettacolo che presenterò, quello eventualmente lo faremo al termine della serata. Farò invece una specie di carrellata sulla storia d'Italia attraverso alcune canzoncine inedite, poi presenterò quelle più impegnate scritte ai tempi del Canzoniere Pisano e infine quelle di oggi. Sarà un viaggio dal '66 ad oggi».

Suonerà a Vado Ligure dove da quarant'anni in pieno centro città, tra le case degli abitanti, c'è una centrale elettrica a carbone. Nei prossimi anni verrà raddoppiata contro il volere di buona parte della popolazione. Cosa ne pensi?

«È ora di finirla. Basta sacrificare il popolo agli interessi di pochi. Ci stanno ammorbando…e ammazzando».


Titolo: S'av'a scialàri
Autore: Pino Masi & the Tribal Karma Art Ensemble
Etichetta: Culture Promoter/Edizioni Il Campano
Anno di pubblicazione: 2010

Tracce

01. A che sarà servita
02. Il veliero
03. Primavera
04. Mapperdindirindina!
05. Viva l'America
06. L'affascinante
07. Dimmi dove vai
08. Per Mauro Rostagno
09. Ci consenta!
10. Massoneria
11. S'av'a scialàri!
12. Viva Maria


sabato 14 gennaio 2012

Gian Piero Alloisio rende omaggio al maestro Bindi







Un nuovo spettacolo di teatro-canzone, "L'eco di Umberto… la musica infinita del Maestro Bindi", e un nuovo disco in uscita martedì 17 gennaio nei negozi e sulla piattaforma iTunes (+ un bonus, la strepitosa e divertentissima "Silvio"), "Ogni vita è grande" (A.T.I.D./Universal Music 2012). Gian Piero Alloisio, per anni collaboratore di Giorgio Gaber, Francesco Guccini, Emanuele Luzzati, nonché autore di canzoni e commedie di successo, torna così prepotentemente sulle scene musicali italiane con un sentito omaggio a Umberto Bindi che, insieme a Bruno Lauzi, Gino Paolo, Fabrizio De André e Luigi Tenco, fece parte di quella scuola di cantautori genovesi che rinnovarono profondamente la musica italiana.
Dopo il successo riscosso giovedì sera al Teatro Comunale di Ventimiglia (300 spettatori presenti), lo spettacolo "L'eco di Umberto…" arriva sabato 14 gennaio a Finalborgo, nell'auditorium di Santa Caterina (ore 21). In un avvincente percorso musicale e teatrale Gian Piero Alloisio (voce, chitarre, armonica, kazoo) e Dino Stellini (piano, tastiere) raccontano la vita del primo cantautore italiano.
Raggiunto telefonicamente all'indomani della prima dello spettacolo, Gian Piero Alloisio ha risposto con la sua consueta gentilezza alle nostre domande.


Gian Piero, parliamo subito dello spettacolo che tanto successo ha riscosso a Ventimiglia...

«È uno spettacolo che non si regge sull'entusiasmo da concerto ma su questa incredibile vicenda: la vita di Bindi. Racconto il periodo quando Bindi scomparve dalle scene, quando la Rai lo emarginò per la sua dichiarata omosessualità. Nel corso della serata proporrò canzoni inedite, brani famosi come "Il mio mondo", "Il nostro concerto", "La musica è finita", "Arrivederci" e molto altro».

Martedì uscirà nei negozi di dischi l'album "Ogni vita è grande", un ritorno in grande stile...

«Il mio ultimo lavoro discografico fatto con una major, che non sia una colonna sonora, risale al 1981 (titolo dell'album "Dovevo fare del cinema"). Ho fatto un mucchio di altre cose in questi anni (è stato autore di commedie, sceneggiatore di film, varietà televisivi e radiofonici, commissario artistico del Carnevale di Viareggio, fondatore e direttore artistico dell'Associazione Teatro Italiano del Disagio, ndr). L'approccio a questo disco è però completamente diverso rispetto ai miei lavori precedenti. Questo disco fa un po' il punto della mia carriera».

L'album contiene quattro interessanti inediti di Bindi...

«Ma non solo. Ho ricantato "Venezia", nella versione precedente a quella rivisitata da Guccini che ne ha cambiato qualche parolina. C'è poi una versione aggiornata e concordata con la figlia di Gaber di "La strana famiglia", scritta con Giorgio. E molto altro. Tutto questo accompagnato da musicisti straordinari come Claudio De Mattei e Enrico Spigno, membri della band che ha seguito Gaber, Mario Arcari che ha collaborato con De André. A questi ho aggiunto un duo classico. È insomma un album dove posso finalmente dire ‹sì, queste canzoni le ho scritte io›».

Sembra quindi un album di bilancio, un punto fermo da cui ripartire.

«Ho cercato di condensare in questo album tutta la mia vita, le mie esperienze, i miei pensieri. È un disco comunque attuale formato da canzoni che parlano anche dei problemi e dell'Italia di oggi. Dopo 38 anni di carriera ho voluto mettere un punto. Possiamo dire che è una sorta di bilancio, di assunzione di responsabilità verso chi mi ha seguito in tutti questi anni. Ho scritto tantissimo come autore ma c'è stato un momento in cui mi sono detto ‹devo fare quello che sono›, cioè testimoniare al mondo quello che ho fatto».

Torniamo alle quattro canzoni di Bindi...

«Sono quattro canzoni, di cui una che fu provinata, del vasto repertorio che ci ha lasciato Bindi. Ci sono una quantità sterminata di musiche ma quasi tutte senza testi. Lui era un compositore più che un vero cantautore. Io ho aggiunto i testi».

Sei stato molto legato a Bindi. Fosti anche uno dei protagonisti del concerto-omaggio che si tenne a Genova nel 2007 per ricordare, a cinque anni dalla scomparsa, il cantautore genovese... 

«Bindi nel 1990 aveva avuto l'idea di tornare a vivere nella sua Genova. Mi contattò tramite Gian Paolo Morabito e il Club Tenco. Lavorai ad alcune sue canzoni ma non immaginavo che conservasse nel cassetto così tante composizioni. Ma la collaborazione si interruppe perché Bindi restò a Roma e non tornò a vivere Genova. Fece male perché i genovesi lo hanno sempre amato. Lo dimostra il fatto che furono quattromila gli spettatori che assistettero al Teatro Stabile allo spettacolo su Bindi».

In questi ultimi anni assistiamo ad una vera ondata di omaggi a musicisti scomparsi. Da quelli a De André che ormai si sprecano e non fanno più notizia, a Baccini che si è cimentato con le canzoni di Tenco, fino al grande lavoro di Enrico De Angelis che ha curato il cd incentrato sulla figura di Piero Ciampi...

«Ci sono delle differenze sostanziali. Tenco e Ciampi hanno un approccio interessantissimo dal punto di vista del testo, Bindi invece può dare molto di più alla musica di oggi, è sempre stato un cantante pop ed è più che mai attuale. Le canzoni di Bindi sono ancora oggi molto più interessanti di certa produzione pop italiana e anglosassone, anche perché conservano la straordinaria capacità di comunicare con tutti. Basta ascoltare le sue canzoni. Le composizioni di Bindi sono presenti in 135 album di artisti stranieri ed è uno dei tre autori italiani più eseguiti al mondo. Anche i Beatles interpretarono una canzone di Bindi. Tenco non potrà mai diventare famoso nel mondo come lo è stato Bindi». 

La produzione di Umberto Bindi è sterminata. Si parla di almeno 500 canzoni. Tantissimi brani inediti sono stati salvati grazie ad un meticoloso lavoro di digitalizzazione che tu stesso hai eseguito dopo aver ricevuto i nastri da Massimo Artesi, erede di Bindi. Una operazione volta a conservare questo immenso patrimonio che all'epoca l’industria discografica non capì e non volle pubblicare...

«Bindi ha lasciato tantissimi nastri registrati su un mangianastri a pile della Sony. Canzoni composte su un pianoforte sempre più scordato perché non aveva neppure i soldi per farlo accordare. Da questi preziosi nastri ho estratto quasi trecento inediti. Spero che dal mio lavoro i vari Renato Zero, Morandi o anche artisti emergenti come Emma Marrone possano trovare ispirazione. Ci sono canzoni inedite di Bindi che farebbero la fortuna di chiunque. Ecco, il mio auspicio è proprio questo: spero che qualcuno vada a pescare da questi altri 290 brani inediti e che riporti Bindi in vetta alle classifiche».


Titolo: Ogni vita è grande
Artista: Gian Piero Alloisio
Etichetta: A.T.I.D./Universal
Anno di pubblicazione: 2012

Tracce
(testi e musiche di Gian Piero Alloisio, eccetto dove diversamente indicato)

01. Ogni vita è grande
02. Il paese delle cose che non sono  [Alloisio; Umberto Bindi]
03. Italia ti vorrei salvare
04. Non c'è lavoro
05. La luce in un canto  [Carlo Mucari; Umberto Bindi]
06. Passa  [Alloisio; Umberto Bindi]
07. Venezia  [Alloisio e Francesco Guccini; Alloisio]
08. La strana famiglia  [versione aggiornata da Alloisio dall'originale Alloisio, Colli, Gaber]
09. La parte migliore  [Alloisio e Maurizio Maggiani; Umberto Bindi]
10. L'eco di Umberto
11. King
12. Senza
13. Baxeicò  [Claudio Gatto; Alloisio]
14. Canzone per Carlo


video

venerdì 6 gennaio 2012

Il viaggio del cantautore Sergio Pennavaria






"Senza lume a casaccio nell’oscurità" è il titolo del primo album del cantautore Sergio Pennavaria, trentasette anni a febbraio, siciliano di nascita e savonese d'adozione che si esibirà domenica sera alla Torre Antica, piazza Sant'Agostino a Verezzi (in duo con Boris Vitrano, ore 22). Sergio, laureato all'Accademia di Belle Arti, ama definirsi un busker, un artista di strada. E proprio la strada, le stazioni della metropolitana, le piazze, i vicoli sono stati per anni il suo palcoscenico. Un mondo ideale per fare esperienza, per capire la gente, il pubblico, le sensazioni e le emozioni che le canzoni sanno e possono regalare. Dopo tanto girovagare per lo "stivale" – la natia Siracusa e poi la Calabria, Roma, Firenze – sceglie di fermarsi a prendere fiato e a gettare le basi della sua arte musicale a Savona. Lo fa con discrezione, con la sua simpatia e con grande impegno. Doti e peculiarità che lo fanno entrare da subito nel vivace underground savonese. Conosce artisti, amici, compagni di viaggio che lo "prendono per mano" in questa avventura. Un viaggio in musica fatto di dodici tracce di grande respiro e dal suono coinvolgente, di liriche che trasmettono l'urgenza di comunicare e di esprimere il disagio dei tempi.
«L'album è la concretizzazione di tutto il lavoro precedente, un desiderio finalmente diventato realtà – spiega Pennavaria – Sono il quarto di cinque figli, mio padre Iano era un operaio che mi ha trasmesso la passione per la musica. Mia madre aveva grande predisposizione per il canto ma la "cultura del sud" non le ha permesso di proseguire la sua carriera. Non c'erano giocattoli in casa mia e così ho saccheggiato la libreria di casa. Ho letto di tutto, mi sono appassionato subito all'arte, al teatro, alla pittura e alla musica. Nella post adolescenza mi sono avvicinato alla beat generation che penso mi abbia influenzato. A tredici anni ho scritto le mie prime canzoni e a sedici ho partecipato a Sanremo Giovani '93 con la canzone "Francesco". Ero il più giovane in gara ma ho capito subito come andavano le cose e mi sono allontanato da quel mondo».
Lontano dai riflettori Sergio ha proseguito il suo percorso. «Ho girato l'Italia suonando nelle piazze, sono sempre stato un artista di strada – prosegue – E’ stata una esperienza importantissima, formativa e vissuta con animo sereno nonostante le mille difficoltà. Ho avuto la possibilità di far ascoltare le mie canzoni alla "vita"».
Un viandante, Sergio, che ha trovato in Savona un posto di ristoro e di ispirazione. «Savona è stato un passaggio fondamentale per la mia formazione. Fin dal mio arrivo ho trovato la possibilità di esibirmi dal vivo al circolo Raindogs e come apertura di due gruppi di indubbio valore come A Brigà e Il Ponte di Zan. La mia culla è stata però l'Italo Calvino a Loano».
Il salto in avanti è stato decidere di incidere il disco. «Due anni di lavoro in cui ho scoperto molti amici», prosegue Sergio, di professione educatore in una cooperativa sociale.
Amici musicisti che si chiamano Carlo Aonzo, mandolinista di fama mondiale, il percussionista Loris Lombardo, Boris Vitrano, Federico Fugassa, Alessandro Graziano, Mirco Rebaudo, Claudio Bellato, Davide Baglietto, il fisarmonicista Gianni Martini, Martino Biancheri e Renzo Luise
«Sono stati tutti incredibili. Oltre ai musicisti della mia band ho trovato grande collaborazione e disponibilità da parte di tutti gli ospiti. Prendiamo Aonzo – impegnato in tre canzoni –, un artista incredibile ma di una umiltà assoluta. Fino alle tre di notte è rimasto a registrare le sue parti. Voleva dare il suo meglio per questo mio progetto e ci è riuscito. E poi tutti gli altri da Lombardo a Biancheri, da Martini a Bellato. Li devo ringraziare tutti, il loro apporto è stato determinante». 
Decisiva è stata anche la collaborazione di Alessandro Mazzitelli che ha registrato e mixato il disco al Punto d'Incontro Italo Calvino di Loano. Un contributo che è però andato ben oltre il ruolo di tecnico del suono. «Le sue intuizioni, la sua pazienza, i consigli e gli incoraggiamenti hanno fatto sì che il disco vedesse la luce dopo due anni di intenso lavoro».
Un album che cela anche delle sorprese. Come l'intermezzo della manifestazione di protesta degli operai Fiat di Termini Imerese. «Ho vissuto molto profondamente questa crisi. La fabbrica è sempre stata vista come una grande occasione per tutti i siciliani. Mi sono commosso a vedere gli operai sui tetti. Volevo che nel disco se ne facesse cenno e ancora una volta "Mazzi" mi è venuto in soccorso. La protesta chiude il brano "La verità" e apre "Il mercato dell'obbrobrio" che parla di un'altra situazione difficile. Quella di Reggio Calabria presidiata dall'esercito. Si viveva con una immagine dittatoriale davanti agli occhi, c'era malessere. Non so perché ma la gente per strada era vestita con colori spenti».
Il disco si chiude con una canzone cantata in dialetto siciliano, "Calìa". «Con il siciliano mi posso confessare, riesco meglio a esprimere i miei sentimenti. La mia è una visione dionisiaca della vita. Fonte di ispirazione è stata però sempre la nostalgia, così come il rapporto con l'alcol».
Nell'album si rintracciano echi della produzione di Peppe Voltarelli e di una certa scuola popolare. «Di Peppe condivido il pensiero e la semplicità di viversi le sue vetrine. C'è però una differenza sostanziale, io non voglio proseguire sulla linea della canzone popolare anche perché è un percorso che non sto approfondendo. Fonti di ispirazione sono invece il Pino Daniele blues e popolare, Enzo Avitabile, Gaber, Fred Buscaglione che è il padre di tutti, i cantautori degli anni '70 e il rock degli anni '60 con un amore particolare per Nick Drake». 
Una avventura e un viaggio che è anche ben raffigurata dalla copertina dell'album curata dal grafico e disegnatore savonese Alex Raso. Sergio sdraiato su una cassa di legno con la chitarra in mano e i pantaloni tirati su a mezzo polpaccio – «mi sono sempre piaciute le avventure di Huckleberry Finn e volevo si sapesse» – e la valigia, simbolo dell'eterno viaggio.


Titolo: Senza luce a casaccio nell'oscurità
Artista: Sergio Pennavaria
Etichetta: autoproduzione
Anno di pubblicazione: 2011

Tracce
(testi e musiche di Sergio Pennavaria)

01. Il pallone
02. La verità
03. Il mercato dell'obbrobrio
04. Il collasso
05. È tutto così strano
06. Gocce
07. Tropea
08. Ciò che tu non mi dai
09. Le tue parole
10. Killer
11. Il mio nuovo gioco
12. Calìa