domenica 19 agosto 2012

Il desert sound romagnolo dei Sacri Cuori






"Rosario" è il titolo del nuovo album dei Sacri Cuori, gruppo romagnolo capitanato dal chitarrista Antonio Gramentieri. Il disco, in uscita nelle prossime settimane, arriva dopo "Douglas and Dawn", pubblicato nel 2008 ed è impreziosito dalla partecipazione di John Convertino dei Calexico. Chi ha avuto la fortuna di assistere al concerto che la band ha tenuto nei giorni scorsi a Spotorno (13 agosto), nell'ambito della rassegna "Notti Tricolori" curata dall'associazione Raindogs, ha potuto apprezzare la musica e le atmosfere, a tratti trascinanti altre volte sognanti e ipnotiche, del repertorio dei Sacri Cuori. In questi anni il gruppo è stato molto attivo anche come backin' band, dal vivo e in studio, di nomi di spicco del cantautorato internazionale: da Hugo Race a Dan Stuart (Green on Red), da Richard Buckner a Robyn Hitchcock, da Steve Wynn a Woody Jackson.
I Sacri Cuori sono composti, oltre che da Gramentieri, anche da Francesco Giampaoli (basso e contrabbasso), da Diego Sapignoli (batteria) e dal polistrumentista Christian Ravaglioli (tastiere, fisarmonica). Inoltre del gruppo aperto fanno parte, sia dal vivo che in studio, Enrico Bocchini (percussioni e batteria) e Denis Valentini (percussioni, voce, batteria).
Alcuni giorni dopo la performance di Spotorno, ho avuto il piacere di fare quattro chiacchiere con Antonio Gramentieri, chitarrista del gruppo e direttore artistico del festival "Strade Blu" che tutti gli anni va in scena in Romagna.


Il pubblico di Spotorno ha avuto l'occasione di vedervi suonare sul palco in piazza della Vittoria nell'ambito di "Notti Tricolori". È stata una serata particolare ma per molti siete stati una bella scoperta. Cosa ti ricordi dell'evento?

«Ah, Spotorno... Siamo saliti sul palco in ritardo. Dieci minuti secondo la nostra scheda, un'ora secondo alcuni spettatori. Non è stata colpa nostra, ma ci abbiamo messo la faccia. All'inizio da parte di una fetta di pubblico c'era un clima quasi ostile, tipo da curva nord contro l'arbitro. Poi però la musica ha avuto la meglio, ha placato gli animi ed è risuonata al meglio. È stata una bella serata. Abbiamo anche venduto parecchi cd».

Da dove nasce il nome del vostro gruppo?

«Pur essendo un credente light sono molto appassionato di iconografia religiosa popolare. La trovo molto viva, molto vera. Casa mia è piena di santi e santini. La nostra musica pesca molto dall'Italia di una volta, dal Messico, dal sud degli Stati Uniti. Il sacro cuore è un simbolo molto presente in tutte queste aree, e mi è sembrato appropriato usarlo come minimo comun denominatore della nostra estetica».

Torniamo al concerto di Spotorno. Dopo il vostro set e la breve esibizione di Emma Tricca, siete saliti nuovamente sul palco per accompagnare Robyn Hitchcock nella seconda parte del concerto. Come è nata questa collaborazione?

«Robyn è un amico, oltre che un maestro e un grande cantautore. Sono anni che ci vediamo almeno un paio di volte all'anno e jammiamo per ore in privato. Stavolta c'è stata la possibilità di fare qualcosa di ufficiale insieme, ed è un'idea che è piaciuta molto sia a noi che a lui».

Hitchcock sembra una persona molto affabile e spiritosa. Tu che sei stato al suo fianco in questo tour cosa ci puoi dire del "vecchio inglese"?

«È una delle persone più simpatiche e surreali che abbia conosciuto in questo mondo. Vede sempre le cose da un'angolazione particolare, e ti svela dei dettagli curiosi. Anche sulle parole e sulle note. È un artista ideale con cui stare in strada. In pratica è stata una festa lunga sei giorni».

Siete una band italiana ma è forse in ambito internazionale che vi esprimete al meglio. Lo dimostrano i numerosi tour europei alle spalle e in calendario. Sbaglio in questa mia valutazione?

«No, non sbagli. Però io credo che sia il concetto di "nazionale" e di "internazionale" che è ormai da rivedere. Con la rete, Youtube, Facebook, le distanze contano sempre meno. La musica è musica e deve circolare e avere senso in tutto il mondo, nello stesso momento. Ormai pensare di essere artisti "italiani" e basta è restrittivo come poteva esserlo vent'anni fa fare i cantautori di quartiere. Detto questo: la nostra proposta ha molto di "italiano", e pertanto ha un qualcosa di esotico che all'estero risuona ancora di più che in patria».

Come venite accolti all'estero e che differenze ci sono con l'Italia in fatto di pubblico e opportunità lavorative?

«Noi suoniamo molto, siamo fortunati. All'estero veniamo accolti molto bene. La differenza principale è che spesso all'estero la musica e il concerto non sono considerate un'eccezione alla normalità, ma una parte integrante del quotidiano. La gente compra dischi e frequenta concerti in maniera meno "di nicchia" e più naturale, come leggere un libro. Da qui viene una cultura musicale di base più approfondita, e forse anche la maggiore attenzione alle novità».

Certo che Sacri Cuori e "Rosario", titolo del vostro nuovo album, trasmettono una visione mistica-religiosa che svanisce però appena il cd inizia a girare. Perché questo abbinamento?

«Rosario per noi è il nome di un luogo ipotetico. Ancora una volta, un nome di un luogo che potrebbe appartenere a diverse aree del mondo. A livello di simbolo sono molto legato alle rose, trovo che siano la cosa più vicina al cuore che la natura ci offre. Siamo in tempi scuri. È tempo di fare ricrescere le rose dal buio. A Rosario capita già...».

"Rosario" uscirà in questi giorni nei negozi di dischi. Quali sono state le vostre fonti di ispirazione?

«Tante, troppe. E non tutte facili da identificare. Nino Rota, Manuel Galban & Los Zafiros, Evan Lurie, Orchestra Castellina-Pasi, Armando Trovajoli, Santo and Johnny, Billy Strange, Friends of Dean Martinez, Piero Umiliani, Mona Bell, Los Lobos, Lee Hazlewood, Ornella Vanoni, The Champs, Luciano Berio, Los Cubanos Postizos, Secondo Casadei, John Carpenter, Tin Hat Trio, Green on Red, il Dylan di "Pat Garrett and Billy The Kid", "Mackenna's Gold" di Quincy Jones, Duane Eddy, Los Indios Tabajaras, Henry Mancini, Fred Neil, "Music from Film" di Brian Eno».

Rock desertico, sonorità latine, accenni di psichedelia e un po' di liscio romagnolo. Un mix originale e coinvolgente, non c'è che dire! Perché avete pensato al liscio e quanto è importante per voi l'insegnamento di Nino Rota?

«Nino Rota a mio avviso è un fuoriclasse, un genio. È il compositore italiano per eccellenza. Da giovanissimo ha studiato in America, per cui ha evitato subito il rischio di essere provinciale. Ma poi ha lavorato moltissimo con gli elementi del folk e della musica popolare italiana, dando loro una nuova prospettiva e un nuovo significato. Con le dovute, enormi differenze, è un percorso che sentiamo molto vicino, in tutte le sue fasi. Liscio? Perché no? Perché dovremmo guardare al blues con rispetto, o al country, e snobbare il liscio? Sono figli della stessa idea popolare. Ci sono ottimi pezzi country e pessimi pezzi country, questo vale anche per il liscio. Non tutto è una cartolina patinata della riviera. Ci sono ottime composizioni».

In "Rosario" c'è anche la firma della scozzese Isobel Campbell, già al fianco di Mark Lanegan e Belle & Sebastian. Cosa ci puoi raccontare della vostra collaborazione in studio di registrazione?

«Isobel è un'amica a cui piace molto la musica di Sacri Cuori. Le ho mandato i provini da ascoltare, su sua richiesta, e lei si è offerta di scrivere le parole e di cantare su due melodie che avevo composto. È stato un onore e un piacere. Isobel è un'altra europea, in senso continentale che è andata in America a trovare una sintesi fra le sue sensibilità. Di nuovo, è un percorso simile al nostro. Ci è riuscita: è un'ottima songwriter!».

"Rosario" è stato registrato fra Richmond e Los Angeles con la collaborazione di David Hidalgo dei Los Lobos, Marc Ribot, Jim Keltner, Stephen McCarthy, Woody Jackson, e naturalmente di John Convertino. Come fa una band italiana al secondo album a potersi fregiare di una così nutrita e importante serie di collaborazioni?

«Abbiamo da anni una vasta gamma di amicizie e di relazioni internazionali. Gente a cui piace la nostra musica, e che collabora volentieri. Forse proprio perché sfoggiamo senza timori la nostra italianità e non ci limitiamo a fare il verso agli "ammmmerigani", come direbbe Alberto Sordi. Molti degli artisti che hai citato sono artisti che hanno messo le proprie radici al servizio di un suono "di incontro", contemporaneo. Che non hanno negato le proprie radici ma le hanno messe in discussione su suoni nuovi. Il percorso dei Los Lobos per noi è un faro, sempre luminosissimo!».

Chi tra gli artisti sopracitati ti ha sorpreso maggiormente?

«Sono tutti grandissimi artisti, e non serve che lo dica io. Sono molto grato a tutti. Conoscere per la prima volta due miei miti assoluti come Jim Keltner e David Hidalgo è stata, tuttavia, una grandissima emozione».

A inizio settembre partirete per un tour europeo con Richard Buckner con cui avete tra l'altro già collaborato in passato. Sarebbe bello che questi eventi facessero tappa anche in Italia, troppo spesso ostaggio di cover band e personaggi da reality show. C'è qualche speranza di invertire la rotta?

«In Italia, in questa fase, per gran parte della musica non radiofonica/televisiva manca il mercato. E quando non c'è mercato è difficile trovare spazi anche per il live. Forse sarebbe il caso che, almeno gli appassionati, o i presunti tali, ricominciassero a mettere il naso fuori da casa, guardare qualche concerto in più e comprare qualche disco. In generale, prima di dare la colpa a dei presunti "altri" per questa crisi, suggerisco di pensare a cosa potrebbe fare ognuno di noi».



Titolo: Rosario
Gruppo: Sacri Cuori
Etichetta: Decors Records/Interbang Records
Anno di pubblicazione: 2012

Tracce 
(musiche di Antonio Gramentieri)

01. Silver dollar
02. Fortuna
03. Quattro passi
04. Out of Grace
05. Sipario!
06. Garrett, west
07. Where we left
08. Teresita
09. Garrett, east
10. El Conte
11. Sundown, Rosa
12. Lee-Show
13. Lido
14. El Gone
15. Sei
16. Non tornerò
17. Steamer
18. Lido (alt take)
19. Teresita (alt take)