giovedì 6 novembre 2014

"Che storia!" le Soms cantate da Augusto Forin





Nell'Europa del 1800, in particolare in Germania, Inghilterra e Francia, nacquero le prime forme di mutualità e di autodifesa del mondo del lavoro. Dopo l'ondata rivoluzionaria del 1848 anche sul territorio italiano si registrò un notevole incremento nel numero delle Società Operaie di Mutuo Soccorso. Le persone vi aderirono volontariamente su base territoriale o professionale per scopi di mutuo aiuto. In Italia, attualmente, le Soms attive sono circa duemila mentre in Liguria se ne contano centosettanta.  
Sulle Soms e sulla loro storia è stato scritto da Ivano Malcotti uno spettacolo di teatro-canzone, dal titolo "Soms che storia!", che racconta l'importanza che hanno avuto nel tessuto sociale, dalla loro nascita ai giorni nostri. Le canzoni della pièce sono state invece firmate da Augusto Forin e raccolte nel disco "Che storia!". Brani dal sapore popolare che richiamano le atmosfere delle tipiche giornate trascorse nelle Società, in cui convivialità, incontro e discussione recitano ancora oggi un ruolo fondamentale. Gli arrangiamenti non sono complessi e il disco scorre veloce e gradevole trasportando l'ascoltatore al tavolo di chi racconta e canta storie, magari davanti a un buon bicchiere di vino. Non per questo gli argomenti trattati sono superficiali o di poca importanza. Nelle canzoni, i cui testi sono firmati da Malcotti e adattati da Forin, si parla anche di gioco d'azzardo, società dei consumi che impoverisce il mondo, immigrazione e povertà.
In questa nuova avventura discografica, Forin ha scelto come compagni di viaggio il mandolinista Carlo Aonzo, Sandro Signorile, impegnato alla mandola e al dobro, e Mirco Pagani alle percussioni e glockenspiel. A questi si sono aggiunti Patrizia Litolatta Biaghetti (voce recitante), il Coro degli Agitatori, Monica Astengo e Valter Mereta del Gruppo Città di Genova. 
Nell'intervista che segue Forin risponde alle domande sulla genesi di "Che storia!" e sul suo rapporto con le Soms.



Ci eravamo lasciati parlando di un tuo nuovo progetto musicale ed eccoci ora con in mano l'album "Che storia!". Ce lo vuoi presentare?

«"Che storia!" raccoglie tutte le canzoni dello spettacolo "Soms che storia!" scritto da Ivano Malcotti. Quest'album ha una storia speciale. Ivano aveva trovato una piccola sponsorizzazione nel Gruppo Città di Genova e così decidemmo di utilizzarla per produrre un cd con le canzoni della pièce da vendere nei nostri spettacoli per autofinanziarci. Avevo coinvolto Bruno Cimenti (fonico che ha registrato e mixato l'ultimo lavoro di Max Manfredi, "Dremong") e con lui programmato di iniziare le registrazioni lo scorso novembre. Causa miei problemi di salute è saltato tutto. Nel frattempo Giotto Barbieri, uno degli Agitatori Culturali Irrequieti che di mestiere fa il regista, si stava occupando di realizzare un video promozionale per presentare "Soms che storia!". Occorreva quindi registrare almeno un brano dello spettacolo. Allora il nostro "Marx" (è lui, Giotto che appare truccato da Marx sulla copertina di "Che storia!") ha pensato di contattare un amico fonico così da avere velocemente la demo di una canzone da usarsi per il videoclip. Caspita! L'amico fonico era Alberto Parodi. Proprio l'Alberto Parodi del famoso studio di Mulinetti, quello che ha registrato dischi come "Aguaplano" di Conte o "La pianta del te" di Fossati. Ci siamo incontrati con Alberto che, una volta ascoltato il nostro progetto, si è offerto non solo di registrarci una demo ma addirittura di produrci il cd con tutte le canzoni. Non ci siamo fatti scappare l'occasione e nel giro di due settimane abbiamo avuto in mano il master di "Che storia!"».

Quando è nato il sodalizio con Ivano Malcotti?

«Con la mia compagna Patrizia abbiamo assistito ad uno spettacolo scritto da Ivano per il quale avevamo realizzato la grafica delle locandine. A fine rappresentazione lo abbiamo avvicinato ed è bastato un breve scambio di battute per capire che poteva essere la persona giusta per far parte del nostro gruppo di Agitatori Culturali Irrequieti Gian dei Brughi. È così che è iniziata la collaborazione».

A chi è venuta l'idea di scrivere uno spettacolo di teatro-canzone dedicato alle Soms?

«L'idea è di Ivano. Tra i numerosi testi teatrali che aveva nel cassetto c'era anche questo dedicato alla storia delle Società Operaie. Insieme l'abbiamo rivisto, aggiunto le canzoni e iniziato a proporlo con il gruppo degli Agitatori Culturali Irrequieti. All'inizio in forma di sola lettura ma via via con l'aiuto di Daniela Borsese, che è una degli Agitatori e anche lei regista, abbiamo provato a rappresentarlo diventandone gli interpreti. Alla fine è venuta fuori una divertente pièce teatrale che sta riscuotendo un discreto successo».

Qual è lo scopo dello spettacolo?

«Lo scopo è quello che dovrebbe avere ogni operazione artistica e cioè trasmettere emozione agli spettatori. Il testo si snoda tra nozioni storiche, considerazioni sociali, macchiette e siparietti, si brinda a Don Gallo e a Gino Strada e ci sono comizi di Marx, Garibaldi e pure di Mussolini: insomma cerchiamo di far sorridere e far riflettere. Noi sicuramente ci divertiamo e questo al pubblico arriva».

So che avete anche preparato del materiale per le scuole…

«In realtà è nato prima il progetto formativo per la scuola ideato e curato da Cristiana Ricci. Sulla scia di quel progetto Ivano ha scritto il testo teatrale di "Soms che storia!". Lo spettacolo diventa così anche un mezzo per avvicinare e coinvolgere i giovani, portare nelle scuole e far conoscere quei valori fondamentali per la nostra società: la solidarietà, la mutualità, la partecipazione indispensabili per perseguire il benessere comune».

Trovo che le Soms, con la loro idea fondante del mutuo soccorso, siano ora più che mai un paracadute importante per tante persone. Cosa ne pensi?

«Questa nostra società negli ultimi anni è sempre più individualista. Gli stessi social network non fanno che aumentare l'isolamento delle persone che credono di esprimere un'opinione con un "mi piace" o postando un commento su un blog. Alla fine la loro azione sociale finisce lì, nel fissare un display, sempre più alienati dalla realtà. Ma ci fai caso? Guardati intorno, per la strada, al ristorante, ovunque vedi persone che non si guardano neppure più in faccia intenti a digitare chissà quale importantissima verità. La realtà è che queste persone sono sempre più sole e sempre meno influenti sulle sorti della società in cui vivono. È a questo punto che le Soms possono tornare ad avere un ruolo fondamentale. Più che un paracadute, come le definisci tu, una zattera di salvataggio, un luogo di incontro dove trovare vero confronto e aiuto concreto».

Le Soms possono attirare anche i giovani?

«Certo, non devono fare altro che mettere in pratica i principi dei loro statuti, principi sui quali le Soms sono nate. Rischio di ripetermi ma la solidarietà, il mutuo soccorso ha un potere di coinvolgimento fortissimo, soprattutto nei giovani. Guarda quanta generosità hanno dimostrato gli angeli del fango a Genova. Sono tutti giovani, uniti dalla voglia di fare concretamente qualcosa di utile per il prossimo, per chi si trova in difficoltà. Forse occorre da parte delle Soms uno sforzo maggiore per far conoscere i valori che rappresentano. Credo che il nostro progetto musical-teatrale "Soms che storia!" sia un importante passo in questa direzione».

Qual è il tuo rapporto con le Soms? Ne hai mai fatto parte?

«Ne ho fatto parte e ancora ne faccio parte. Attualmente sono il segretario della Società Operaia Mutuo Soccorso di Sussisa, paese dove abito».

Per questo progetto avete avuto il supporto del Circolo Culturale Irrequieti "Gian dei Brughi". Puoi dirci qualcosa in più?

«La giusta denominazione è "Agitatori Culturali Irrequieti Gian dei Brughi". È una creatura nata da un'idea di Patrizia Biaghetti. Sotto quel nome io e Patrizia abbiamo cominciato ad organizzare eventi culturali in nome di Gian dei Brughi, personaggio del Barone Rampante di Italo Calvino. Gian dei Brughi è un brigante che una volta venuto in contatto con la cultura si redime. Noi crediamo nel potere salvifico dell'arte e intorno a quest'idea ci siamo ritrovati a coinvolgere persone creative e sensibili con le quali lavoriamo dando vita a molti eventi e sono veramente tanti quelli che abbiamo organizzato e che abbiamo in programma. Ti invito a visitare il nostro sito www.giandeibrughi.it per averne un'idea più completa. Comunque nello specifico il progetto "Soms che storia!" ha avuto anche l’importantissimo apporto del Gruppo Città di Genova che ci ha aiutato economicamente».

Ad accompagnarti in questa nuova avventura discografica sono Carlo Aonzo, Sandro Signorile e Mirco Pagano. Come è nato questo quartetto?

«Volevo dare alle canzoni un sapore ruspante e popolare, come se alcuni amici si ritrovassero quasi per caso al tavolo di un bar per suonare insieme. Non ho cercato complessi arrangiamenti per i brani, anzi Carlo ha eseguito le sue parti praticamente in presa diretta seguendo solo alcune mie indicazioni a voce. Sono molto contento che Carlo abbia partecipato al progetto perché la sua incredibile musicalità e bravura erano proprio il tocco che cercavo. Sandro, con cui porto avanti il progetto delle Ristampe di Tex, ha aggiunto alcune sonorità a me care come quelle della mandola e del dobro. Mirco è il batterista con cui suono nel mio gruppo di jazz progressive, i Cripta Quartetto. Con Mirco ho un'intesa che dura da una vita e a lui ho chiesto di abbandonare per un momento i tamburi e cimentarsi con un cajón, strumento sicuramente molto più consono in questo contesto».

Nel disco ci sono anche canzoni molto attuali come "Il paese delle slot" che punta l'indice contro il gioco d'azzardo e lo stato che "s'ingrassa"…

«Come dicevo prima il testo della pièce tocca molti temi sociali. Uno di questi è il disagio, è la dipendenza creata dal gioco d'azzardo. Il ritornello della canzone, "al tuo gioco non ci gioco" è stato adottato dal Comune di Sori ed è diventato lo slogan per una campagna contro il gioco d'azzardo. La canzone è piaciuta anche al movimento NoSlot che l'ha inserita sulle pagine del suo sito (http://www.noslot.org/e-un-paese-triste-che-vive-delle-bische/)».

"Un santo ci vuole" è una sorta di appello all'arrivo di un santo, però molto terreno, con tutti i difetti tipici dell'uomo. Verrebbe da dire che non ci sono più i Santi di una volta…

«Il Vaticano continua a sfornare santi! Evidentemente i fedeli hanno bisogno di nuovi santi a cui rivolgersi perché quelli di una volta forse non riescono più ad esaudire le preghiere che ricevono. Papa Francesco ne ha da poco beatificato alcuni. Cosa importa se uno di questi, fino a poco tempo fa era sorridente a braccetto con Pinochet. Un santo ci vuole!»

In "Cambiare il mondo" l'utopistica visione si scontra con la realtà dei fatti e con il fallimento di un progetto. È ancora realistico pensare che ci possa essere una nuova via da percorrere?

«Questa domanda aprirebbe un discorso vastissimo, cercherò di rispondere in poche battute. Esiste una via da percorrere, ed è sempre la stessa. La magia del fare. Per cambiare il mondo bisogna cominciare a cambiare noi stessi. Dobbiamo prendere coscienza che la terra in cui viviamo è di tutti e che tutti dobbiamo rispettarla. Stiamo vivendo le conseguenze di una politica che ha avuto e continua ad avere come modello il consumismo. Continuiamo a sentire economisti che affermano il bisogno di ritornare a produrre, perché il mercato deve ripartire. Ma produrre cosa? Ripartire per dove? Questa società dei consumi non ha rispetto della vita, sta impoverendo questa terra e i suoi abitanti. Non è con un'automobile o un telefonino in più che potremo nutrirci ma solo la terra e i suoi frutti potranno sfamarci. Finché chi esercita il potere continuerà ad usarlo per il proprio tornaconto non si potrà mai arrivare ad un bene comune. L'utopia esiste solo per chi non ha il coraggio di un'ideale».

Nel brano "In tempi lontani" canti <…erano tempi tanto lontani, di lotta ai fascisti e ai padroni, erano tempi per clandestini, erano tempi da partigiani…>. Quali sono ora gli avversari contro cui lottare e i partigiani che possono farlo?

«Esiste sempre un oppressore da cui liberarsi. Oggi siamo schiavi del profitto, sono i poteri finanziari a decidere la nostra sorte. In realtà non è cambiato granché, la storia insegna, sono sempre i poveri che pagano. Servono guerre per fare profitto? Bene, quando hai le chiavi della dispensa non c'è niente di più facile che portare alla disperazione intere popolazioni per poi scatenarle una contro l'altra nel nome di presunti nazionalismi o devastanti fedi religiose. Servono braccia a basso costo? Bene, prendiamo i disperati di prima e li attiriamo lontano dalla loro terra con il miraggio di una vita migliore, se poi nel tragitto se ne perdono un po' poco importa, anzi meglio. Quelli che arrivano scopriranno amaramente di aver perso tutti i diritti e a quel punto è un gioco da ragazzi sfruttarli, leggi farli schiavi. I partigiani oggi sono coloro che sanno aprire gli occhi su queste realtà e non si lasciano incantare dai media; la vera lotta consiste nell'abbattere le barriere erette dal potere. Molte di queste sono culturali e una rivoluzione poetica sarebbe un'arma formidabile».

Oltre alle dieci canzoni, nel disco troviamo anche una bella poesia recitata da Patrizia Biaghetti…

«La poesia di Patrizia apre lo spettacolo "Soms che storia!". L'ha scritta di getto proprio in una società in Toscana dove stavo tenendo un concerto. Lei ha la capacità di cogliere i minimi particolari di un ambiente e ne ricava delle splendide immagini poetiche così come sa cogliere e descrivere le emozioni più intime».

Quali sono le prossime date in programma per poter assistere allo spettacolo?

«Per conoscere i nostri appuntamenti ti invito a visitare le pagine del mio sito (www.augusto.forin.name) o di quello dedicato allo spettacolo (chestoria.giandeibrughi.it)».




Titolo: Che storia!
Artista: Augusto Forin
Etichetta: autoproduzione
Anno di pubblicazione: 2014


Tracce
(Testi di Ivano Malcotti e adattamento e musiche di Augusto Forin, eccetto dove diversamente indicato)

01. Era un paese piccolino
02. Cambiare il mondo
03. Un santo ci vuole
04. Axi
05. Arriva lo statuto
06. Il paese triste
07. La colt di Garibaldi
08. In vino veritas
09. Tempi lontani
10. Centottantatreparole  [poesia scritta e recitata da Patrizia Biaghetti]
11. La banda della Soms