martedì 26 aprile 2016

Emily Sporting Club cantano Pier Vittorio Tondelli





Emily Sporting Club debutta con un omaggio a Pier Vittorio Tondelli, scrittore di culto per i giovani
degli anni '80 che con il romanzo "Altri libertini" ha rappresentato una importante voce fuori dal coro. L'influenza dello scrittore e giornalista di Correggio è evidente nelle liriche e nelle atmosfere delle canzoni del disco d'esordio del gruppo nato nel 2013 dall'incontro tra Elisa Minari, il cantante e l'autore dei testi Nicola Pulvirenti, il chitarrista Silvio Valli e il batterista Alfredo De Vincentiis. Non si tratta però di una mera riduzione in musica degli scritti di Tondelli quanto di un'opera che prende spunto e subisce l'influenza di "Altri libertini" ma ne elabora un pensiero proprio e al passo con i tempi. "Altri libertini" racconta un'età di passaggio, di fuga dei giovani alle prese con tramontate rivendicazioni sessantottine. E proprio il contesto di insoddisfazione descritto così efficacemente nel libro da Tondelli è un sentimento che Emily Sporting Club riprende e attualizza.
Il romanzo di Tondelli, così come Emilia Paranoica, sono quindi il punto di partenza di questo album in cui si alternano varie sonorità che confermano quanto i componenti del gruppo abbiano metabolizzato la musica che li ha preceduti e siano stati in grado di svilupparne di propria, attuale, vibrante e dalla spiccata sensibilità. I riferimenti sono eterogenei e si possono trovare nel rock degli U2, nella new wave ma anche nel progressive italiano degli Area e nel post punk di gruppi come Joy Division e Cure. 
Di "Emily Sporting Club" abbiamo parlato con Elisa Minari e Nicola Pulvirenti. Il tutto nell'intervista che segue. 



Nella presentazione del vostro disco si legge che è ispirato al romanzo "Altri libertini" dello scrittore Pier Vittorio Tondelli. Sono passati più di trentacinque anni dalla pubblicazione di questo libro, lo ritenete ancora attuale? 

Nicola Pulvirenti: «Certo. È proprio uno dei motivi per cui lo abbiamo scelto. I personaggi descritti si trovano in un contesto di insoddisfazione verso il quotidiano, uno "spleen", un'apatia e, allo stesso tempo, il bisogno di trovare se stessi, di fare sbocciare la propria vita magari andandosene dalla provincia. È il loro mondo, lo amano ma purtroppo sta stretto. Sia per ciò che offre, sia per la necessità tutta personale di trovare la propria strada, il proprio "odore". Suona piuttosto familiare, no?».

Lo avete letto tutti questo libro? 

Nicola Pulvirenti: «Qualcuno anche più volte. Tondelli è stato uno degli autori della mia adolescenza. Non è stato l'unico dei suoi romanzi che abbiamo apprezzato: Tondelli ci piace perché ha uno stile che arriva subito e storie riconoscibili. Chi non ha avuto la propria Annacarla? Chi può dire di non essere mai partito per cercarsi?».

Elisa, quando è stato pubblicato il romanzo avevi sette anni. Chi te lo ha fatto scoprire? 

Elisa Minari: «Se non ricordo male fu alle superiori, la professoressa d'italiano lo aveva inserito in una lista di libri consigliati come letture estive. Ovviamente lo "divorai". Erano gli anni della scoperta di Jim Morrison, David Bowie, Lou Reed, Hendrix e tutto quel mondo musicale che è stato fondamentale per me. "Altri libertini" era decisamente sulla stessa lunghezza d'onda, sia per lo stile che per il sentire racchiuso nelle sue storie».

Qual è il messaggio che più vi ha colpito del romanzo che tanto scandalo suscitò quando fu pubblicato? 

Nicola Pulvirenti: «Appunto questa necessità di imparare a viversi anche passando per esperienze in qualche modo difficili, dolorose, a volte rischiose. Ed è un bisogno che alberga in tanti: il fatto che ne siano protagonisti dei ragazzi di tutti i giorni rende questa familiarità. Questi personaggi svelano, tra le pagine, anche gli aspetti che sono cautamente celati a una società che non è pronta ad accoglierli: come un organo trapiantato e rigettato ma, tante volte, migliore di quello che ha sostituito».

Perché avete deciso di ispirarvi al romanzo? 

Nicola Pulvirenti: «Lo abbiamo sentito vicino sia geograficamente, per i luoghi che abbiamo riconosciuto e vissuto in prima persona e per i personaggi dall'aria familiare, sia stilisticamente. Quante volte abbiamo scorrazzato per la piazza di Reggio Emilia o siamo passati al bar della Stazione Centrale? Magari ascoltando i Gong o Lou Reed. "Altri libertini" ha aggiunto ai nostri ricordi, personaggi che, a pensarci bene, potevano essere Giusy, Salvino, Miro… Fa parte del nostro bagaglio e ci siamo divertiti ad "aggiungere" altri episodi».

I giovani degli anni Ottanta, che accolsero entusiasticamente "Altri libertini", cosa hanno in comune con i giovani di oggi?

Nicola Pulvirenti: «Proprio le affinità a cui ci siamo ispirati. Certo, i tempi sono cambiati, ma il linguaggio esplicito, quotidiano è quello che si trova spesso nelle espressioni culturali di oggi. Basti pensare a un qualsiasi pezzo rap. Potremmo azzardare e definire "Altri libertini" un romanzo hip-hop».

Come Pier Vittorio Tondelli avete deciso di usare nei testi delle vostre canzoni un linguaggio diretto, abrasivo, crudo in alcune episodi e lontano dal perbenismo. Lo ritenete necessario per esprimere le vostre "idee contro" e lo stato di disillusione? 

Nicola Pulvirenti: «Non credo. Lo stesso messaggio può essere espresso in forme diverse. Lo stile certo permea più facilmente chi è pronto ad ascoltarlo. Non riteniamo che le nostre idee siano contro tout-court. C'è una necessaria presa di coscienza di una situazione che non soddisfa ma poi ne devono seguire un confronto e una reazione».

Cantate la mancanza di prospettive di una generazione, la disperazione di chi deve ricominciare e le storture della società attuale. Quali sono i vostri antidoti a tutto ciò?

Nicola Pulvirenti: «Come si diceva, ognuno ha i propri momenti "neri" e può capitare di percepire la sindrome locked-in: da solo e senza speranze nei confronti del mondo esterno. Bisogna ripensare a forme di condivisione e partecipazione. Sentirsi meno soli e creare reti di persone potrebbe permettere di invadere il campo della società da cui ci si sente esclusi per diventare noi stessi quella società che vorremmo. Saremmo cittadini più consapevoli, compassionevoli (nel significato etimologico). L'antidoto funziona se è condiviso». 
Elisa Minari: «In questo senso un antidoto efficace è la creatività, l'arte e l'interazione tra le sue diverse forme. L'unione di letteratura, musica e teatro, ad esempio, permette un notevole scambio di energie e idee atte alla realizzazione di un'opera che sarà unica e "plurale"».

La letteratura si conferma fonte primaria di ispirazione per i musicisti. Perché è così difficile invece che una canzone o un album ispiri un romanzo? 

Nicola Pulvirenti: «…o forse, semplicemente, non ce ne accorgiamo perché non è esplicitato. Lo stesso Tondelli srotola elenchi di musicisti, attori, ballerini. Non sarei certo del fatto che non si sia lasciato trasportare. La creazione/generazione culturale non esiste di per sé. È sempre un'evoluzione di ciò che è il nostro vissuto. Dante non ha creato la sua Commedia dal nulla e Miles Davis non avrebbe raggiunto le sue "rivoluzioni" se non avesse iniziato dagli standard. Poi capita, e di frequente, che l'influenza arrivi da forme espressive differenti e allora un Pollock o una scena di Tarantino potrebbero riconoscere un tributo a qualche canzone».

Da dove deriva il nome Emily Sporting Club? 

Nicola Pulvirenti: «Anche in questo caso, ci siamo lasciati coinvolgere da uno dei racconti in cui è descritto un luogo di ritrovo dei ragazzi della provincia, sotto la tenso-struttura di uno Sporting Club. Un luogo da cui si dipanano le singole storie e in cui si torna per condividerle, in cui si trovano i soliti amici e si incontrano quelli che lo saranno per un giorno o due. Ci è piaciuto e lo abbiamo preso in prestito ma giuro che lo trattiamo bene».

Gli E.S.C. sono nati nel 2013 ma le vostre esperienze in ambito musicale sono svariate. Me le descrivete?

Nicola Pulvirenti: «Alcune sono state condivise come Akràsia in cui eravamo Elisa, Silvio ed io. Poi ci sono stati i Nomadi, Freak Antoni, …».
Elisa Minari: «Sì, diciamo che dopo le esperienze reggiane di Akràsia e altre band dell'hinterland, ho semplicemente continuato a suonare. Dal '98 in poi in particolare ho imparato tantissimo dalle esperienze live e in studio. Ci sono stati ingaggi per nomi famosi e non, ma la cosa che ho preferito maggiormente è sempre stato fare parte di un gruppo che propone il proprio suono, la propria personalità, che si tratti di inediti o cover».

Quali sono state le motivazioni che vi hanno spinti a dar vita a questo progetto e come funziona la collaborazione tra di voi? 

Nicola Pulvirenti: «Ci conosciamo da anni; in alcuni casi, abbiamo mosso le prime esperienze musicali assieme. Ci frequentiamo al di là della band e, condividendo questa aspirazione, ci è sembrato naturale realizzarla in un contesto in cui ci fosse sintonia». 
Elisa Minari: «Esattamente. Riallacciandomi al discorso delle esperienze musicali di ognuno, personalmente avevo necessità di poter creare musica inedita in un contesto che conosco, che mi assomiglia per i motivi indicati da Nicola. Infatti l'idea di "Altri libertini" come testo di partenza è nata una sera in compagnia davanti a un bicchiere di vino, si era tornati a suonare insieme dopo diversi anni, e conoscendo le potenzialità e i gusti della band si è deciso di provare a dare forma a quest'idea che tanto ci piaceva».

Quali sono per voi le qualità di maggior pregio del vostro disco? 

Nicola Pulvirenti: «Credo che abbiamo avuto la fortuna di creare un'amalgama sonoro che ci ha soddisfatti potendo attingere un po' dai suggerimenti contenuti nel libro, un po' dai nostri gusti personali senza vincoli particolari. Personalmente mi sono divertito a giocare con uno stile di scrittura diretto e a fondere gli spazi del libro con i nostri».

Dal punto di vista musicale, le vostre canzoni suonano attuali e contemporanee. Come avete lavorato sugli arrangiamenti? 

Elisa Minari: «Amalgamando le nostre sonorità e idee. Pare scontata come risposta, in realtà non lo è.  Se si ascolta il disco per intero si noterà che il vestito dato a "Boy" non c'entra nulla con "Piedi inversi", che a sua volta pare molto distante da "Autobahn". In effetti uno arriva da una struttura armonica che suona anni '90, l'altro da una base elettronica a loop, l'altro da un giro più chitarristico. Musicalmente l'apporto di ognuno è stato diretto al fine di rispettare la natura originaria dei brani proposti dai musicisti, senza cercarne una produzione omogenea. Questa libertà d'azione è risultata ottimale se pensiamo al linguaggio tondelliano e alla struttura ad episodi del libro stesso».

Una curiosità: perché non avete riportato i testi nel booklet a corredo del cd? 

Nicola Pulvirenti: «Abbiamo voluto dare più spazio alle immagini lasciando la libertà di vivere i brani con l'ulteriore dimensione visiva. Lasciamo che chi ascolta possa marcare l'accento sui passaggi che sente più vicini, li faccia propri e dipinga il proprio viaggio durante l'ascolto: chissà, magari si tratta di uno sceneggiatore…».

In che forma si sviluppano i vostri live? 

Elisa Minari: «Lo spettacolo Emily Sporting Club prevede diversi allestimenti. Uno è quello che ci ha visto esordire sul palco del teatro Asioli di Correggio, un concept diretto dal regista Gabriele Tesauri che ci vede immersi in un continuo raggio di videoproiezioni, la musica è alternata a letture e performance di attori. La stessa idea la manteniamo nella formula per i live nei locali, adattandola ovviamente agli spazi a disposizione, concependo lo spettacolo come un flusso ininterrotto di canzoni, immagini e testi recitati. Stiamo preparando anche il set acustico che ci stimola a guardare i pezzi da un nuovo punto di vista».



Titolo: Emily Sporting Club
Gruppo: Emily Sporting Club
Etichetta: New Model Label
Anno di pubblicazione: 2016

Tracce
(testi di Nicola Pulvirenti e musiche di Emily Sporting Club, eccetto dove diversamente indicato)

01. Postoristoro
02. Emily Sporting Club
03. Piedi inversi
04. Boy
05. Del lavoro
06. Hangover
07. 2Mars
08. Autobahn
09. Più di così (non se ne può)  [testo di Pier Vittorio Tondelli]


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martedì 12 aprile 2016

Patrizia Cirulli regala "Mille baci" di poesia





Cantare versi scritti da altri può significare due cose: avere poco da dire oppure voler dire tutto, come in questo caso. Patrizia Cirulli nel suo nuovo lavoro in studio, dal titolo "Mille baci", è riuscita a regalare emozioni prendendo in prestito poesie di autori famosi e vestendole con abiti musicali eleganti, a volte sgargianti altre dai colori meno appariscenti, oppure semplici ma dall'effetto caldo e avvolgente. Una tavolozza musicale che scorre veloce all'ascolto e lascia piacevoli sensazioni. Si tratta di un progetto che avrebbe potuto fare cadere l'artista in una sterile e mal riuscita riproposizione di poesie di poeti famosi invece la cantautrice milanese ha lavorato sodo e la sua profonda sensibilità le ha permesso di dare alle stampe un'opera raffinata in cui brillano quindici gemme. Poesie di Catullo, Oscar Wilde, Quasimodo, Saba, D'Annunzio, Alda Merini, Trilussa, Eduardo De Filippo, Baudelaire, Pessoa e un emozionate scritto di Frida Kahlo al marito Diego Rivera hanno trovato nuova giovinezza grazie al lavoro della Cirulli che ha messo in evidenza la profonda essenzialità poetica della parola.
Come nel precedente "Qualcosa che vale", Patrizia Cirulli si è affidata alle cure di Lele Battista,  arrangiatore e polistrumentista dal tocco internazionale che ha saputo dare ampio respiro a tutto il progetto. A questa coppia artistica ormai collaudata si sono aggiunti nomi importanti della scena musicale italiana, tra cui Tony Canto, Andrea Di Cesare, Luigi Schiavone, Niccolò Bodini, Giorgio Mastrocola, Giordano Colombo, Davide Ferrario, Antonio Magrini e Massimo Germini. Un discorso a parte lo merita Fausto Mesolella di cui la Cirulli ha musicato una brano o meglio una poesia dal titolo "Dormo".
Ormai le classifiche lasciano il tempo che trovano ma "Mille baci" può tranquillamente ambire alle  posizioni di vertice della produzione italiana di quest'anno e se le radio uscissero dalle logiche di mercato questo disco avrebbe le carte in regola per arrivare al grande pubblico perché gli ingredienti ci sono tutti. Non ultimo la bellissima voce calda e sensuale della Cirulli.
Patrizia, oltre ad essere una grande artista, è donna dalla spiccata sensibilità con cui è piacevole conversare e il cui amore per il mare della Liguria è confermato dal videoclip della canzone "Mille baci", registrato sulla spiaggia di Cavi di Lavagna. Non poteva quindi che nascere una intervista ad ampio respiro sul suo nuovo lavoro discografico.



Patrizia, quale è stata la difficoltà più grande che hai dovuto affrontare per mettere in piedi questo progetto?

«Da un punto di vista artistico, compositivo, non ho avuto nessun tipo di problema. È avvenuto tutto in modo naturale e istintivo. Più che altro ho poi dovuto fare un lavoro di ricerca per contattare gli eredi dei poeti e chiedere loro il permesso per utilizzare i testi. Questa è stata una parte del lavoro che ha richiesto pazienza, impegno e costanza. È stato davvero un piacere conoscere gli eredi di questi grandi poeti che mi hanno anche incoraggiato con i loro complimenti, come nel caso di Alessandro Quasimodo e Luca De Filippo. Sono stati tutti molto attenti e disponibili all'ascolto del lavoro presentato. Li ringrazio immensamente per avermi dato il loro appoggio e il permesso di realizzare questo disco».

Con quale criterio hai scelto le poesie da musicare?

«Mettendomi davanti al testo e cercando di percepire la sua musicalità, oltre al mio gusto personale. Mi è capitato di "cantare" alcune poesie solo prendendo in mano il foglio. Leggendole avevo già in mente la melodia. Alcune le ho incontrate. Altre le ho cercate. Ho comunque scelto quelle che avevano una struttura e un linguaggio moderno e attuale».

Una volta in mano le poesie avevi già una idea precisa dell'abito musicale da cucire loro addosso?

«Per alcune si, come ti dicevo. Alcune le ho cantate subito. Per altre, ho lavorato un po' di più. L'idea di base, comunque, mi arriva abbastanza velocemente, ho già un'idea di quello che sta per succedere. Qui ti parlo della scrittura, della composizione musicale. Gli arrangiamenti sono poi stati curati da Lele Battista, che a livello di arrangiamento aggiunge poi la sua creatività in studio, rispettando però la natura della composizioni».

Come hai fatto ad adattare la musica alle poesie?

«Ho in mente quella che è la forma canzone. Non cambio una sola parola del testo originale. Semplicemente ho necessità di ripetere alcune frasi come ritornelli o strofe o momenti di passaggio, come succede nelle canzoni. In base alla musicalità delle parole e al senso del testo, si viene a creare uno stato emotivo particolare e da lì parte la creazione musicale. In fondo è quello che succede quando un compositore musica il testo di una canzone».

Da Catullo a Oscar Wilde, da Quasimodo a Baudelaire. A quale dei poeti che canti sei più legata e perché?

«A livello personale, ti dico Alda Merini. Non mi riferisco necessariamente ai due brani che sono presenti nel disco con i testi di Alda (anche se li amo molto), ma proprio a lei come essere umano e poetessa. È stata una grande donna, ha saputo attraversare e superare il dolore e trasformarlo. Ha scritto delle cose meravigliose e i suoi scritti e le sue parole sono grandi insegnamenti per tutti noi. Senza nulla togliere, ovviamente, alla grandezza degli altri poeti».

Il tuo rapporto con la letteratura e la poesia quando è nato?

«Mi piaceva leggere già da bambina, ho cominciato naturalmente con i testi proposti dalla scuola. Ricordo le prime letture con Calvino, poi Leopardi, Edgar Allan Poe. Mi piace ricordare che alle scuole elementari, ho portato agli esami dell'ultimo anno una poesia di Francesco Guccini. L'insegnante presentò una serie di poeti e relative poesie in modo da sceglierne una da presentare agli esami. Ad un certo punto parlando di Guccini, disse che questo poeta faceva anche il cantante. Io, che amavo la musica e sapevo già che avrei voluto cantare, scelsi a scatola chiusa la poesia del "poeta cantante". Si trattava della poesia "Il vecchio e il bambino". Un testo poi musicato e diventato canzone».

Tra le canzoni presenti nel disco c'è "Dormo", il cui testo è stato scritto non da un poeta ma da un grande compositore e musicista come Fausto Mesolella. Perché l'idea di inserirla?

«"Dormo" è una poesia scritta da Fausto Mesolella, che come sappiamo è un grande chitarrista e compositore. In questo caso però, credo forse per la prima volta, compare proprio come poeta. La musica è stata composta da me, quindi ho musicato questo testo come tutte le altre poesie del disco. Fausto scrive anche poesie. Ne ho lette alcune e mi sono piaciute molto. Non solo, mi sono proprio affezionata ad alcune di loro. Così le ho musicate e le ho fatte ascoltare a Fausto. Gli sono piaciute, mi ha dato la sua approvazione e ne ho così scelta una per questo disco».

Questo progetto ti ha portato a cantare anche in inglese, spagnolo, francese, portoghese e anche in dialetto napoletano. Un bell'impegno…

«E anche in romanesco con la poesia di Trilussa. In effetti ho dovuto poi farmi aiutare nella pronuncia da alcuni madrelingua. È stato comunque divertente anche se questo ha richiesto, ovviamente, un impegno. Ho pensato fosse corretto riportare su disco, come versione ufficiale, i testi dei poeti nella loro lingua originale, sia per rispetto nei confronti degli autori, sia perché il senso autentico è quello scritto in lingua originale. Ho poi aggiunto a fine disco, due traduzioni in italiano dei brani di Oscar Wilde e di Frida Kahlo. Questi due brani si trovano nel disco anche nelle versioni in italiano».

Tra i testi poetici da te cantati c'è, come dicevi, quello in cui Frida Kahlo dichiara il suo amore per Diego Rivera. Secondo me è uno dei capitoli più belli del disco…

«Sono d'accordo con te. Cantare un testo di Frida è stata per me una cosa straordinaria. È un'artista e una donna che ho sempre amato. Come sai, avevo scelto testi di poeti per questo disco. Poi un giorno, per una serie di associazioni mentali, mi sono ricordata di avere in casa dei suoi libri e ricordavo di aver letto delle sue poesie. Allora sono andata a riprenderli, ho individuato quello che poi sarebbe diventato il testo di questa canzone, "Poema para Diego Rivera", ovvero "Poesia per Diego Rivera". È un elenco di quello che Diego, il marito, era per lei. Un testo, secondo me, molto semplice nella forma ma con un grande impatto emotivo, soprattutto se si conosce la sua e la loro storia. Quando l'ascolto, spesso piango, mi commuovo. Così come ho pianto mentre componevo la musica».

Il disco è composto da diciotto tracce. Negli anni Settanta sarebbero finite su un doppio LP. Non ti è venuto il dubbio che fossero troppe?

«In realtà i brani sono quindici. La traccia numero sei è il testo di Baudelaire recitato in italiano da Giancarlo Cattaneo, speaker di Radio Capital e voce del progetto "Parole Note", che declama la poesia su un tappeto musicale tratto dalla canzone che segue immediatamente dopo, che sarebbe la poesia di Baudelaire cantata da me in francese. Le altre due tracce, la diciassette e la diciotto, sono le versioni in italiano dei brani di Frida Kahlo e Oscar Wilde. Mi è venuto in mente alla fine, ma è stato un dettaglio. Ho ritenuto opportuno farle stare tutte insieme, fanno parte della stessa famiglia anche se nel disco convivono vari generi musicali. È frutto del mio stile compositivo che si muove fra musica leggera e musica d'autore».

Hai lasciato qualcosa nel cassetto?

«Sì, ho lasciato fuori altri poeti e altri brani. Ho dovuto per forza di cose fare poi una scelta, altrimenti si che poi sarebbero state troppe canzoni».

Come per il precedente album, "Qualcosa che vale", ti sei affidata agli arrangiamenti di Lele Battista. Quali sono le qualità che ti hanno convinta a proseguire questo sodalizio artistico?

«A parte la stima personale e artistica, Lele mi conosce e riesce a comprendere nell'immediato quello che voglio fare e quello che c'è da fare nei brani che gli porto nella versione voce e chitarra. Ha una grande sensibilità artistica e umana. Fra l'altro, Lele duetta con me nel brano "Stringiti a me", la traccia numero quindici con il testo di D'Annunzio».

Ad accompagnarti in questo ambizioso progetto sono stati alcuni tra i musicisti più apprezzati della scena italiana. Con quale di questi pensi di avere più affinità e con chi ti piacerebbe registrare un album intero?

«Sono tutti musicisti straordinari, è vero. Le affinità le ho un po' con tutti loro. Per registrare un album intero, istintivamente ti direi Fausto Mesolella. Ma anche Tony Canto e Massimo Germini».

Quali diresti essere i maggiori pregi di questo disco?

«Si tratta di un disco che può essere ascoltato e apprezzato da tutti. In realtà non è un disco di "nicchia", è di facile ascolto. Ma ha profondità. È stato concepito per essere ascoltato e accolto da tutti, dai salotti letterari alle scuole elementari, in ambiti culturali e popolari. Ho scelto poeti famosi ma poesie non molto conosciute, a parte quella che dà il titolo all'album. Gli arrangiamenti sono pop nel senso più ampio e bello del termine. All'interno del disco coesistono, come ti dicevo, vari mondi. Si alternano leggerezza e profondità, volte a evocare e valorizzare lo spirito del testo. Poi ci sono momenti molto particolari e unici, come la messa in musica in forma canzone di un testo di Frida Kahlo. E anche di Eduardo De Filippo. Sono canzoni che si lasciano cantare. Il valore aggiunto è che i testi sono scritti dalla penna immortale di autori straordinari».


Titolo: Mille baci
Artista: Patrizia Cirulli
Etichetta: Incipit Records / Egea Music
Anno di pubblicazione: 2016

Tracce

01. Ay! Had we never loved at all  [testo di Oscar Wilde; musica di Patrizia Cirulli]
02. Deseo  [Federico Garcia Lorca; Patrizia Cirulli]
03. Forse il cuore  [Salvatore Quasimodo; Patrizia Cirulli]
04. Aprile  [Gabriele D'Annunzio; Patrizia Cirulli]
05. Mille baci  [Gaio Valerio Catullo; Patrizia Cirulli]
06. T'adoro al pari della volta notturna (preludio)  [traduzione di Attilio Bertolucci; Patrizia Cirulli]
07. Je t'adore à l'égal de la voûte nocturne  [Charles Baudelaire; Patrizia Cirulli]
08. Poema para Diego Rivera  [Frida Kahlo; Patrizia Cirulli]
09. Quanno parlo cu te  [Eduardo De Filippo; Patrizia Cirulli]
10. E più facile ancora  [Alda Merini; Patrizia Cirulli]
11. La capra  [Umberto Saba; Patrizia Cirulli]
12. Dormo  [Fausto Mesolella; Patrizia Cirulli]
13. Primavera  [Trilussa; Patrizia Cirulli]
14. Nao sei se è amor  [Fernando Pessoa; Patrizia Cirulli]
15. Stringiti a me  [Gabriele D'Annunzio; Patrizia Cirulli]
16. Sono solo una fanciulla  [Alda Merini; Patrizia Cirulli]
17. Poesia per Diego Rivera  [Frida Kahlo; Patrizia Cirulli]
18. Se noi non avessimo amato  [Oscar Wilde; Patrizia Cirulli]


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